Newsletter di informazione

Fare informazione con le newsletter significa sviluppare gruppi di utenti qualificati e reattivi, come non è possibile fare con altri mezzi.

Per afferrare in pieno il vantaggio delle newsletter, occorre spendere qualche parola sull’editoria giornalistica.
Chi pubblica edizioni stampate è abituato a non sapere statisticamente cosa piace più e cosa piace meno del proprio giornale. Anche quando il giornale ha il suo sito online, il comportamento dei lettori sull’edizione stampata è specifico e quindi resta l’intuito come strumento principale per governare il trend e le vendite.

Diversamente,  l’editore che pubblica edizioni online ha il vantaggio di avere delle statistiche di lettura su ogni articolo pubblicato. Questo gli permette di avere un quadro degli interessi e delle preferenze dei lettori, ma non sa altro.

Migliore è la situazione dell’editore di newsletter, l’unico che ha statistiche analitiche, per contenuti e per lettori. Per monitorare i contenuti, può avere la graduatoria di gradimento degli articoli.  Per i lettori, può avere le statistiche di lettura di ogni iscritto. Si tratta di un rapporto individualizzato, molto gratificante per gli editori e per gli abbonati, quando leggono il loro nome nell’intestazione della newsletter e possono variarne i contenuti, intervenendo sulle preferenze.

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Guadagnare con le newsletter giornalistiche

Non è detto che le newsletter redditizie siano solo quelle pubblicitarie.  Anche le più semplici possono fornire dei ricavi. Questo vale sia nella formula editoriale di news alert, poco più che contenitori di link, verso un sito o verso molti siti, come una rassegna stampa (come una pagina di Google News), sia nella formula stand-alone. In questo caso, sono come veri giornali, consegnati a domicilio. Nell’uno come nell’altro caso, c’è la possibilità di banner, affiliazioni e abbonamenti.
Limitatamente agli abbonamenti (dopo un periodo gratuito di prova), anche un prezzo di 12 euro l’anno, rende 24.000 euro con soli 2.000 abbonati.

In alternativa agli abbonamenti, l’editore che pubblica articoli con un elevato valore informativo, può farne pagare la lettura o il download, con prezzi differenziati, da 2 centesimi a 20 euro, per esempio. Tutto senza complicazioni tecniche, grazie ad  un plug-in come TinyPass che si inserisce nel sito e gestisce automaticamente i micropagamenti, senza escludere la possibilità di lettura gratuita e di abbonamenti dimostrativi.
Per ogni transazione fatta attraverso la sua piattaforma di paywall, Tinypass trattiene solo una percentuale, che va da un 10% iniziale fino ad un 5% se c’è un buon volume di traffico. E’ un’opportunità straordinaria, se si considera che il New York Times, per sviluppare il suo paywall, ha dichiarato di aver speso 25 milioni di dollari, anni or sono. Oggi un sistema analogo, come Tinypass, lo si può avere senza investire un euro e senza costi fissi.

Gli argomenti sui quali si può fare informazione retribuita sono quelli che hanno un valore d’uso per il lettore. Principalmente articoli consulenziali e di informazione tecnica (“how-to” cioè “come-fare-per”), che hanno motivi di lettura per mesi, se non per anni.
Possono essere articoli consulenziali, come quelli per il settore della finanza, dell’amministrazione, del management, del marketing ecc. Ma anche quelli che indicano soluzioni utili per necessità personali o familiari.
Quanto al settore dell’istruzione tecnica, sono inclusi sia hobby che professioni. Uno sguardo alle copertine dei mensili in edicola, dalla casa all’informatica, può dare un’idea di quanti titoli siano di tipo “how-to”.

 

 

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